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| Terapia fetale |
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L'attività di ricerca, nel corso degli anni, è andata diversificandosi, sulla base dei vari interessi scientifici, di volta in volta venuti all'attenzione e approfonditi dall'acquisizione dei risultati clinici. Tale ricerca, sempre finalizzata alla clinica, ha approfondito, soprattutto, i vari aspetti della medicina fetale.
Sono state studiate, inoltre, tutte quelle forme di patologia materna che portano direttamente o indirettamente al coinvolgimento del feto. La tensione speculativa ha indagato le metodologie diagnostiche rivolte alla fisiologia e alla patologia fetale, senza tralasciare le possibili terapie da apportare prenatalmente e/o in fase perinatale.
In questo ambito l'acquisizione di una particolare esperienza nei confronti della diagnostica prenatale sia non invasiva (con l'uso, per circa 10.000 esami, di tutta la gamma di apparecchiature ecografiche più qualificate negli ultimi 20 anni ) che invasiva ecoguidata (amniocentesi, cordocentesi, toracentesi, paracentesi, cistocentesi e pielocentesi fetali) ha focalizzato l'interesse verso un campo di ricerca dalle grandi implicazioni scientifiche ed etiche.
Tale finalizzazione degli sforzi speculativi ha ottenuto un duplice risultato:
1) la sopravvivenza dei feti gravemente anemici per incompatibilità Rh è passata dal 50% al 92%;
2) la settimana media del parto è passata dalla 32° alla 36°, con azzeramento quasi totale delle problematiche inerenti la prematurità;
3) azzeramento della mortalità intrauterina e riduzione di quella perinatale (dal 50 al 20%) con eliminazione completa del problema RDS;
4) diminuzione della percentuale dei tagli cesarei, sia nelle pazienti gravemente immunizzate (100 versus 56%), sia nelle pazienti con trombocitopenia autoimmune (75 versus 15%);
5) sopravvivenza feto-neonatale, passata dallo 0 al 42%, prima della 25° settimana e dal 77 al 100% dopo la 25° settimana, nei casi sottoposti ad amnioinfusione terapeutica (in caso di PROM);
6) sopravvivenza feto-neonatale migliorata nei casi di grave sindrome feto-fetale (TTTS) mediante amnioriduzioni seriate (dal 12 al 42%);
7) sopravvivenza feto-neonatale migliorata nei casi di idrope fetale non immunologica, sia transitoria che permanente, con un approccio diagnostico e terapeutico integrato. Il survival è passato dal 14 al 25% (idropi fetali permanenti) e dal 24 al 34% (idropi fetali transitorie);
8) miglioramento della sopravvivenza fetale in tutte le patologie malformative, con compromissione dell'emodinamica. In tali condizioni l'uso di procedure multiple integrate ha portato la sopravvivenza dal 12 al 68% (anni 1988-1995);
9) trattamento, per via invasiva, di due casi di gozzo ipotiroideo, mediante infusione endoamniotica di levo-tiroxina, con scomparsa della evidenza ecografica del gozzo fetale e con esito positivo, al follow up, per ambedue i feti. In tutta la Letteratura mondiale, sino ad oggi, sono stati riportati solo altri 5 casi trattati.
E' da sottolineare come tali risultati, oltre a qualificare scientificamente, permettono la sensibilizzazione della cultura medica sulla dignità del feto come paziente e ripropongono l'importanza di una bioetica intrinseca all'uomo, fuori da qualsiasi forzatura ideologica.
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