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Costituzione della Commissione Scientifica per la Famiglia Stampa E-mail
Giovedì 22 Ottobre 2015 17:20

COMUNICATO STAMPA UFFICIALE

www.commissionefamiglia.it

 

21 ottobre 2015 – In seguito a un lungo lavoro di rete con la società civile e un’attenta osservazione delle posizioni politico-istituzionali in materia di diritti civili di bambini, donne e uomini, un gruppo di tecnici ha costituito la Commissione Scientifica per la Famiglia.

 

La Commissione prenderà in esame la produzione discorsiva sul concetto di ‘gender’ in ambito culturale, mass-mediatico e informativo, politico, giuridico, legislativo e psicologico. Le analisi verranno condotte alla luce degli studi sull’Uomo e sul suo sviluppo psico-fisico e antropologico con lo scopo di produrre informazione scientifica multi e inter disciplinare sulle teorie gender o di genere e sulle ricadute che l’applicazione di queste teorie ha sull’istituzione familiare e sull’identità della persona. Lo spirito è quello di fornire risposte e indicazioni ai cittadini e ai loro rappresentanti politici in materia di salvaguardia e protezione della famiglia, quale unica istituzione preposta all’evoluzione dell’umanità e all’educazione dei bambini, istituzione che in questo modo contribuisce alla stabilità del tessuto sociale.

 

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Madre Teresa, la donna delle beatitudini Stampa E-mail
Mercoledì 16 Settembre 2015 09:24
Pubblicato il 11 set 2015

Don Silvio Mantelli, in arte Mago Sales, e Pino Noia, Medico Policlinico Gemelli di Roma, parlano di Madre Teresa, la donna delle beatitudini.

 

 

 
Manager in Monastero Stampa E-mail
Martedì 28 Luglio 2015 09:14

MANAGER IN MONASTERO  Spunti benedettini per le vacanze“The Benedictine Option”: attorno a questa espressione, coniata e introdotta dal blogger americano Rod Dreher, si sta ravvivando anche in Europa e in Italia il dibattito sulla cosiddetta “Opzione Benedetto”. L’opinionista conservatore statunitense, rifacendosi alle parole del filosofo scozzese Alasdair MacIntyre (“…l’arrivo di un altro San Benedetto, senza dubbio molto diverso” dal primo di Norcia, ma simile per il “progetto della costruzione di forme locali di comunità all’interno delle quali la civiltà, la vita intellettuale e morale possano essere puntellate durante le nuove epoche buie”) propone un nuovo stile di vita, non solo per la destra religiosa americana, ma per tutti “i Cristiani ortodossi con la o minuscola” che non rinunciano, in un mondo sempre più sfidante e secolarizzato, a vivere in maniera vera e autentica i princìpi della loro fede.

Questa teoria ha rinnovato il dibattito e l’interesse, spesso racchiuso solo in circoli culturali o in comunità religiose, sull’impulso benedettino nella vita quotidiana, non solo per monaci, ma per laici e gruppi umani in cerca di nuove risposte.

 

 

di Federica Mancinelli

 

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MAGI EUREGIO, la Cooperativa Sociale di Ispirazione Cattolica che lotta contro le malattie genetiche rare Stampa E-mail
Martedì 21 Luglio 2015 11:45

magi euregioDiagnosi, ricerca e assistenza ai malati: una rete sempre più in espansione verso la solidarietà e la tutela della persone fragili.

MAGI EUREGIO è nata due anni fa a Bolzano aderente a Federazione Santità (Federsanità) di Confcooperative. La Cooperativa gestisce servizi socio-sanitari ed educativi allargando il suo campo d’intervento anche alle Diagnosi, alla Ricerca ed alla Cura delle malattie genetiche rare. Il suffisso Euregio deriva dal nome delle Euro-Regione di lingua Tedesca che vede come centro Bolzano e come periferia il Tirolo (al Nord) ed il Trentino (al Sud). All’interno dell’Euro-Regione sono attive strategie di sanità europea e in quest’ottica trova piena giustificazione anche le attività di MAGI EUREGIO.

 

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Anche nel 2013 continua la strage di embrioni prodotta in Italia dalla fecondazione extracorporea Stampa E-mail
Venerdì 17 Luglio 2015 11:42

COMUNICATO STAMPA N.4/2015 del 09 Luglio 2015

Visualizza il comunicato integrale...

comunicato AIGOC 4-2015I dati forniti dalla Relazione presentata dal Ministro della Salute Beatrice Lorenzin al Parlamento sull’attuazione della legge 40/2004 nell’anno 2013 confermano il triste primato, che ormai detengono da 4 anni, cioè che le tecniche di fecondazione extracorporea rappresentano in Italia la prima causa assoluta, certificata, di morte degli embrioni umani (143.770 vittime).

            La relazione ministeriale  ci mostra un aumento costante delle coppie trattate e dell’età delle donne che si sottopongono a queste tecniche, la cui età media nel 2013 (36,6 anni) è nettamente superiore a quella che le stesse linee guida 2015 emanate dal Ministro Lorenzin indicano come età critica e che i dati del 2013 confermano.   Il 9,9% delle donne sottoposte nel 2013 a stimolazione ovarica non viene sottoposto a prelievo degli ovociti “Come illustrato nella Figura 3.2.8 (pag. 42), il rischio che si possa sospendere il trattamento è direttamente proporzionale all’aumentare dell’età delle pazienti. Se, infatti, nelle classi di età fino a 39 anni il rischio di sospensione di un ciclo prima del prelievo è inferiore al 10%, per le pazienti con età compresa tra i 40 ed i 42 anni il rischio diventa del 10,4%, fino ad arrivare al 17,1% per le pazienti con età maggiore od uguale ai 43 anni, 2,5 volte maggiore di quello delle pazienti più giovani.”

 

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Diagnosi su embrioni, oltre la metà non sopravvive Stampa E-mail
Martedì 07 Luglio 2015 11:08

Diagnosi su embrioni metà non sopravviveLa selezione del «figlio sano» genera uno scarto di vite allo stadio embrionale ben superiore al 50% di quelle concepite in provetta per evitare la trasmissione di malattie genetiche. Un fallimento censurato.

In uno studio pubblicato si Medicina e Morale nel 2004 gli autori sostenevano che gli embrioni «anche se apparentemente selezionati in seguito alla diagnosi genetica pre-impianto, si trovavano nella stessa situazione di alta precarietà, anzi forse peggiore, degli embrioni prodotti ed utilizzati nei processi ordinari nei quali la selezione avviene spontaneamente». In sostanza, solo circa il 3% di tutti gli embrioni prodotti e sottoposti a diagnosi pre-impianto e solo il 6,7% di tutti gli embrioni trasferiti in utero riesce a sopravvivere fino al parto. Dati sconfortanti eppure sottaciuti: a distanza di più di dieci anni, la diagnosi pre-impianto – che secondo la recente sentenza della Corte Costituzionale diventa accessibile anche alle coppie fertili portatrici di malattie genetiche – continua a rivelarsi una tecnica molto rischiosa e con basse probabilità di successo.

 

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