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Contro la “cultura dello scarto”: malati e disabili nel cuore di Dio PDF Stampa E-mail

 

"Quando ci accostiamo con tenerezza a coloro che sono bisognosi di cure, portiamo la speranza e il sorriso di Dio nelle contraddizioni del mondo. Quando la dedizione generosa verso gli altri diventa lo stile delle nostre azioni, facciamo spazio al Cuore di Cristo e ne siamo riscaldati, offrendo così il nostro contributo all’avvento del Regno di Dio" (dal Messaggio di Papa Francesco per la Giornata del Malato 2014)

 

giornata del malato 2014 I malati, i disabili, i bisognosi di cure e attenzioni e le contraddizioni del mondo.

 

Per la Giornata del Malato che celebriamo quest'anno, come ogni 11 Febbraio, il Santo Padre pone lo sguardo sui malati del mondo, sui più deboli, fisicamente e socialmente. Nel primo anno del suo Pontificato Papa Francesco, proseguendo l'opera dei suoi predecessori, ha sempre inteso avere gesti e pensieri speciali, in ogni occasione d'incontro, per i malati e i disabili, sempre nelle prime file delle sue celebrazioni, delle sue benedizioni e udienze.

 

E' quello loro riservato un primo posto non solo geografico o logistico: è un primo posto d'amore e misericordia. Coloro che nella società e nella quotidianità vengono spesso considerati un peso sociale e familiare, che faticano ogni giorno per guadagnare il proprio spazio nelle strade, nelle case e purtroppo, talvolta, anche nelle chiese (ecco le dolorose contraddizioni del mondo), sono le creature privilegiate dall'amore di Dio.

 

"La società purtroppo è inquinata dalla cultura dello “scarto”, che è opposta alla cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili" diceva Papa Francesco lo scorso 4 Ottobre ai bambini disabili e ammalati ospiti dell'Istituto "Serafico" di Assisi, riprendendo la sua Esortazione apostolica Evangelii Gaudium, "Gesù è nascosto in queste piaghe. Hanno bisogno di essere ascoltate! (...) E devono essere ascoltate da quelli che si dicono cristiani".Da quelli che si dicono Cristiani: ecco dove si giocano differenza, credibilità e testimonianza. Ecco dove cura, assistenza e Liturgia diventano davvero servizio.

 

La comunità medica, ospedaliera e scientifica ha compreso e applica da tempo il principio di Florence Nightingale, fondatrice dell'assistenza infermieristica moderna, che a metà del XIX secolo scrisse: "Spesso i pazienti soffrono di cose ben diverse da quelle indicate sulla loro cartella clinica. Se si pensasse a questo, molte loro sofferenze potrebbero essere alleviate". Questo debbono capirlo e applicarlo tutte le comunità: politiche, locali, parrocchiali, familiari, sociali. Pena la non cura e l'esclusione di coloro che non solo hanno più bisogno, ma che, in una prospettiva anche cristiana e spirituale, sono le persone umane più preziose agli occhi di Dio.

 

Ancora ad Assisi diceva il Pontefice: "Gesù, quando è risorto era bellissimo. Non aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite… niente! Era più bello! Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo". E' inutile e dannoso nascondere, accantonare e emarginare l'imperfezione, la supposta inutilità sociale, l'ingombro scomodo e la lentezza dei nostri fratelli che portano anche fisicamente nel proprio corpo le piaghe di Gesù: "l'uomo”, disse Benedetto XVI, incontra Dio attraverso un uomo che ha incontrato Dio".

 

Possiamo non pensarci, non prendere posizione, non impiegare mente e tempo per loro: malati, disabili, deboli, fragili e bisognosi di ogni tempo e società sono l'unico e più alto mezzo d'incontro che abbiamo.


(www.ildonodellavita.it, 11 Febbraio 2014)

 

 

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