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La Smart City di Papa Francesco PDF Stampa E-mail

 

 

“Dio vive nelle città” (Card. Jorge Mario Bergoglio)

 

Dio vive nelle città

E’ il Maggio del 2007, al termine dei lavori della quinta Conferenza generale dell’episcopato latinoamericano e dei Caraibi, presso il santuario di Nossa Senhora da Conceição Aparecida in Brasile, il Presidente del comitato di redazione del documento finale presenta all’America Latina le nuove linee guida della Chiesa universale: «La fede ci insegna che Dio vive nella città, in mezzo alle sue allegrie, ai desideri e alle speranze, come anche in mezzo ai suoi dolori e alle sue sofferenze»: il Documento di Aparecida rimette al centro la “pastorale urbana”, spostando l’origine geopolitica della nuova evangelizzazione dal vecchio continente europeo al “continente della speranza”, dalle favelas ai quartieri residenziali, come la Chiesa primitiva che proprio nelle città ebbe i suoi inizi.


Dal 30 Agosto al 2 Settembre del 2012 la regione ecclesiastica di Buenos Aires, guidata dal suo Arcivescovo, ripropone in una serie di incontri e conferenze presso l’Università Cattolica Argentina – riuniti sotto il titolo “Dios en la ciudad” -  i temi centrali della “questione urbana”: «Come per Zaccheo», dice l’Arcivescovo di Buenos Aires, «sapere che Cristo stesso è entrato in città vince la paura, ci riempie di fiducia e ci fa uscire all’incontro con gli altri».


Dal 13 Marzo del 2013 l’allora Presidente del comitato di redazione del documento finale di Aparecida e promotore degli incontri di Buenos Aires è il Vescovo di Roma, Pastore e guida della Chiesa universale. Jorge Mario Bergoglio è da più di un anno “il Papa delle città”, delle periferie, della favelas di tutto il mondo e degli ultimi, degli ultimissimi, prima di tutti gli altri. “Dio nella città” è diventato un piccolo libro di compendio e commento del Documento finale di Aparecida, un piccolo manuale per i percorsi di nuova evangelizzazione sociale che, dalla Dottrina Sociale della Chiesa fino alle Encicliche sociali degli scorsi decenni, caratterizza e guida la missione politica di ogni cittadino cristiano.

 


Com’è la Città intelligente di Papa Francesco? Quella, cioè, che “legge dentro”, che va alla ricerca della solitudine che non si vede e non si fa sentire e richiama le coscienze alla solidarietà e la Politica alla sussidiarietà? Qual è il Cittadino che “cerca di andare a fondo nella sua esperienza di credente” e attraverso “un esercizio di distinzione degli sguardi (…) scopre e crea la città”?“Abitare in una grande città al giorno d’oggi è una cosa molto complessa” – scrive il Card. Bergoglio – “dal momento che i legami di razza, storia e cultura non sono omogenei e gli stessi diritti civili non sono condivisi in egual misura da tutti i residenti. Sono moltissimi, in città, i “non cittadini”, i “cittadini a metà” e i “cittadini di serie B”, vuoi perché non godono di pieni diritti (gli esclusi, gli stranieri, i sans-papiers, i bambini senza scolarizzazione, gli anziani e i malati senza copertura sociale), vuoi perché non sono in regola con i propri doveri”. Ma egli rovescia il modello culturale e urbano, facendolo partire non dall’analisi e dalle applicazioni delle scienze e della tecnologia, ma dallo slancio che deriva dalla certezza che, appunto, Dio ci incontra nelle città moderne, “grandi laboratori” di cultura e di sviluppo.


Le smart city moderne vivono di tecnologia: quali sono allora le app della Social City della nuova evangelizzazione? Anzitutto, il lievito: “Dio sta già vivendo nelle città, vitalmente mescolato in mezzo a tutti e unito a ciascuno”, agire da buoni cittadini significa farlo fermentare. Insieme, lo sguardo: il pericolo moderno è il “livellamento degli sguardi”, le molteplici forme del “non vedere: la cecità ostinata degli scribi e dei farisei (…), la rivelazione con cui si tentano gli apostoli ‘dietro apparenza di bene’, il non guardare di coloro che ‘passano oltre’”. Allo sguardo di fede, ammonisce Bergoglio, si contrappongono le prospettive della scienza e dei mezzi di comunicazione, “che mostrano cose cariche di novità”. Ma nulla vale se ha premio “il ‘non guardare’: uno sguardo di ‘non-soggetti’, e la città, al pari della Chiesa, ha bisogno dello sguardo di soggetti”. La distanza, l’esclusione, la marginalità, la non partecipazione non si riducono con innovazioni tecnologiche ed esperimenti di comunicazione avanguardistica, ma con la prossimità, lo sguardo, la speranza di nuovi incontri.


L’app che migliora le città è lo sguardo che include, che vede l’altro come “concittadino”, mentre troppo spesso “quello che dorme per strada non viene visto come persona, ma come parte della sporcizia e dell’abbandono del paesaggio urbano, della cultura dello scarto, del rifiuto”.


Qualche mese dopo l’incontro di Aparecida, si tenne a Roma, in Novembre, un Concistoro ordinario per la creazione di nuovi Cardinali. Il Card. Bergoglio non poté partecipare a causa di una sciatalgia, ma raccontò alla stampa le sue impressioni e considerazioni sulla Conferenza, enunciando i “tre pilastri di Aparecida”: “un lavoro dal basso verso l’alto”, la spiritualità mariana del santuario, sede degli incontri e l’apertura del Documento finale sulla missione: “per rimanere fedeli bisogna uscire, rimanendo fedeli si esce (…) Ai miei sacerdoti ho detto: «Fate tutto quello che dovete, i vostri doveri ministeriali li sapete, prendetevi le vostre responsabilità e poi lasciate aperta la porta».


Aparecida, Buenos Aires, Roma: Dio vive nelle città. Nelle Città intelligenti dove i Cittadini “leggono dentro” e lasciano aperti la porta e lo sguardo.

 

 

 

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