Chi è online

 56 visitatori online

Il presente sito web utilizza i cookies per aiutare a migliorare i servizi e le informazioni ai suoi lettori.
Continuando ad usare questo sito si accetta implicitamente di utilizzare i cookie.

informativa >>


 

 
Quaerere Deum PDF Stampa E-mail

 

Propositi spirituali (e non solo) per il nuovo anno

 

alla ricerca di DioSolitamente gli auguri di Buon anno si scambiano nella notte del 31 Dicembre, mentre l'anno solare volge al termine e inizia un nuovo ciclo. Del resto, è ancora la maggioranza delle persone che vive il periodo di vacanze nei mesi estivi e che torna al lavoro e nei luoghi di residenza abituale alla fine del mese di Agosto, complice anche l'inizio dell'anno scolastico. Il mese di Settembre, quindi, porta con sé la sensazione dell'inizio di un nuovo anno sociale, professionale e di nuove prospettive.

 

E anche di propositi: le energie ritrovate spingono molti a programmare diversi, forse troppi, nuovi impegni, con il rischio di essere spesso poco realisti e interrompere le nuove attività dopo pochi mesi o settimane.

 

Perché non provare quest'anno a fare una cosa diversa dalle altre, quella che in realtà le compendia tutte? La proposta è contenuta nel titolo di questo testo: "Quaerere Deum", "cercare Dio". Una proposta solo spirituale, si dirà. Solo per religiosi e persone consacrate, non per i laici quotidianamente impegnati, e nella massima fretta, nelle decine di impegni e incombenze quotidiane. Una proposta eterea, dunque, piuttosto velleitaria, poco pratica e, magari, apparentemente anche un po' inutile.
E invece, forse - anzi, sicuramente - è da questa proposta e dal suo tentativo, almeno, di applicarla che l'anno potrebbe trarre notevole giovamento. Da tutti i punti di vista: sociale, familiare, professionale e personale.

 

Nel suo celebre discorso in occasione dell'Incontro con il mondo della cultura al Collège des Bernardins, il 12 Settembre del 2008, Benedetto XVI così diceva, parlando dei primi monaci occidentali vissuti nei monasteri dell'Europa sconvolta dalla crisi e poi ravvivata dalla nuova cultura monastica: "Innanzitutto e per prima cosa si deve dire, con molto realismo, che non era loro intenzione di creare una cultura e nemmeno di conservare una cultura del passato. Il loro obiettivo era: quaerere Deum, cercare Dio. Nella confusione dei tempi in cui niente sembrava resistere, essi volevano fare la cosa essenziale: impegnarsi per trovare ciò che vale e permane sempre, trovare la Vita stessa (...) Dietro le cose provvisorie cercavano il definitivo".

 

Dietro le cose provvisorie cercare quelle definitive, dietro le cose penultime, cercare quelle ultime. Sembra un programma irreale, un'"immersione mistica", come la definiva lo stesso Pontefice Emerito, poco pragmatica e poco utile alla società.

 

Ma come quei monaci hanno dimostrato ampiamente - e come i loro successori nella fede dimostrano ancora - è proprio da questo cambio di prospettiva che nasce il giovamento. In altri termini, non relegare la ricerca di Dio e delle cose spirituali a momenti marginali, magari di tristezza e di richiesta o all'ora liturgica domenicale, ma partire dall'alto e discendere, contagiandolo, tutto il resto.

 

Sono la comunità e il singolo che ne traggono vantaggio: in questo modo non ci si disperde, cercando poi affannosamente un approdo perché è proprio dall'approdo che si è partiti e ad esso si può solo ritornare. I monaci l'hanno ampiamente dimostrato: essi intendevano "solo" cercare Dio e hanno trovato l'uomo. Hanno mirato in alto e hanno migliorato sensibilmente la vita propria e altrui, da ogni punto di vista. Essi hanno mutato prospettiva e sguardo, modificando il punto di partenza.
E per farlo non c'è bisogno di essere monaci: c'è bisogno di essere umani, di capire le giuste priorità, non perdere tempo ed energie dietro quelle inutili e poi scegliere, nella vita di ogni giorno, in base ad esse.

 

Quella in cui viviamo è una società che sfida continuamente i fondamenti dell'antropologia, del diritto naturale, dell'essenza fondativa della persona umana. E spesso queste sfide sono subdole e poco visibili, sono così scomode e difficili da indurre alla giustificazione di tutto per venire incontro alle esigenze di ognuno. Ma non è la consuetudine culturale del momento la via da seguire, bensì è solo la Verità che riguarda tutti: a noi cercarla. E cercarla ancora dopo averla trovata.

 

"Il cercare dei monaci" - diceva ancora Benedetto XVI nel discorso del 2008 - "porta in se stesso già un trovare".
Ecco dunque un bel proposito per il nuovo anno sociale, professionale, familiare, personale: cercare. Non accontentarsi delle tendenze, della passività, di una "vita qualunque" e appannata. Non compiere le scelte più importanti o semplicemente quotidiane sulla base di vantaggi momentanei o apparenti comodità, ma ricordando che la dignità della persona umana nasce dall'alto, dalle "cose ultime", non da quelle provvisorie.
E i mezzi ci sono tutti: quelli sacramentali e spirituali (la Liturgia e la Lectio Divina), quelli culturali (la lettura e lo studio della Sacra Scrittura e dei Documenti della Chiesa), quelli sociali (la disponibilità volontaria di tempo per i bisogni degli altri), quelli personali (la conoscenza e il miglioramento di sé).

 

Sapendo bene, come i monaci di tanti secoli fa, che questa non è "una spedizione in un deserto senza strade, una ricerca verso il buio assoluto. Dio stesso ha piantato delle segnalazioni di percorso, anzi, ha spianato la via".

(www.ildonodellavita.it, 3 Settembre 2014)

 

 

Powered by © noiaprenatalis.it