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Un monumento alla paternità nascosta PDF Stampa E-mail

Varate dalla Commissione Salute della Conferenza delle Regioni le Linee guida sulla fecondazione eterologa


Un monumento alla paternità nascosta“La paternità è e dev’essere sempre responsabile, quand’anche dipenda, nostro malgrado, dalla tecnologia. E’ per questo che chiediamo con forza che il nato da eterologa possa almeno conoscere i propri genitori reali senza limiti minimi di età, come prevedono le nuove Linee guida che li fissano a 25 anni: a quel tempo i danni psicologici alla personalità del figlio saranno già irreparabili. Diversamente, queste Linee guida altro non sono che un monumento alla paternità nascosta”.


E’ con questo argomento, certo non clericale né religioso, che il Card. Elio Sgreccia, Presidente Emerito della Pontificia Academia Pro Vita, fa un appello ai decisori politici affinché siano almeno evitati gli irreparabili danni psicologici e sociali derivanti dalla mancata possibilità di conoscere i propri veri genitori fino al compimento del venticinquesimo anno di età.


Il 3 Settembre scorso i Governatori delle Regioni italiane hanno approvato il primo testo italiano in materia - che ora passerà all’esame della Conferenza Stato-Regioni, in attesa che il parlamento legiferi in merito – con l’obiettivo di «rendere omogeneo a livello nazionale l'accesso alle procedure eterologhe», che «saranno recepite con delibera di giunta regionale o con specifico provvedimento regionale». Il documento stabilisce paletti alla selezioni di donatori (anonimi) e coppie, che gli interventi di procreazione medicalmente assistita andranno inseriti nei Lea (Livelli essenziali di assistenza), che sarà esclusa ogni forma di retribuzione (la donazione di cellule riproduttive è «atto volontario, altruista, gratuito, interessato solo al bene della salute riproduttiva di un'altra coppia»), che a questo tipo di procedura sono ammessi solo coniugi o conviventi di sesso diverso, maggiorenni e in età potenzialmente fertile, entrambi viventi, per cui sia stata accertata e certificata una sterilità o infertilità irreversibile e varie altre misure relative al numero di donazioni, al consenso informato e ai costi della tecnica.


Ma è la più che probabile condizione esistenziale, psicologica e sociale dei futuri nati con queste tecnologie a preoccupare dal punto di vista antropologico ed umano, prima che religioso e dottrinale. “E’ sul terreno dei diritti dell’uomo” – prosegue il Card. Sgreccia – “che la preoccupazione dovrebbe essere forte e comune. Non solo della Chiesa, che pure e ovviamente condannerà sempre queste procedure, assolutamente contrarie al diritto naturale e, vorremmo sottolineare, anche al buon senso comune. La paternità è sempre responsabile, non può passare attraverso l’anonimato”.


“Lo scorso anno” – sottolinea il Cardinale – “fu approvata in Italia una nuova legge sul diritto di famiglia che prevedeva di rivelare, per ragioni di eredità, anche l’identità del padre illegittimo, finanche incestuoso. Perché nel caso della fecondazione eterologa il segreto deve mantenersi fino all’età adulta dei venticinque anni? Per non parlare poi del rischio che possano incontrarsi e contrarre matrimonio due fratelli che, fino al venticinquesimo anno, potrebbero non sapere di esserlo. Questi sono temi delicati e pericolosi sul piano umano, personale, antropologico e sociale. Un uomo, prima che un Cristiano, non può non rendersene conto, non può non prendere posizione contro la deriva umana che inevitabilmente seguirà”.


(www.ildonodellavita.it, 5 Settembre 2014)

 

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