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Il Papa della Famiglia PDF Stampa E-mail

«Non è per nulla sorprendente che il Papa abbia affidato i lavori dei Sinodi sulla famiglia all'intercessione dei due nuovi Pontefici santi, per essere condotti nella docilità dello Spirito Santo». Su questi temi è doveroso «unirsi in preghiera, perché la posta in gioco è molto alta» (Card. Philipe Barbarin, Arcivescovo di Lione)


papa giovanni paolo il papa della famigliaIl mese di Ottobre si preannuncia molto significativo per la vita della Chiesa e della società: dal 5 al 19 si terrà il Sinodo straordinario sulla famiglia e tre giorni dopo, il 22, verrà celebrata la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II.


“Dopo la mia morte, voglio essere ricordato come il Papa della famiglia”, confidava Papa Wojtyla al Card. Caffarra: era questa la cifra del suo Pontificato. Lo diceva con preoccupazione e impegno per l’attualità, ma certamente con ispirata lungimiranza per le sfide, quelle sfide che oggi si stanno ponendo, in maniera spesso più dirompente del previsto, alla comunità umana contemporanea. La teoria del “genere”, le famiglie monoparentali, il fenomeno delle “madri surrogate”, i nuovi temi posti dai fenomeni migratori, nuove interpretazioni dei diritti umani (specialmente in tema di aborto) e l’indebolimento o abbandono della fede nel sacramento del matrimonio. Il terreno della famiglia e della Vita è dunque più di altri quello sul quale si stanno scontrando i valori fondativi della dignità della persona umana e della convivenza sociale.


La Chiesa, nella sua opera di evangelizzazione e di pastorale, non può certamente inseguire lo spirito del tempo e adeguarsi al mutevole pensiero, ma può e deve certamente occuparsi della persona umana nelle sue diverse forme di vita sociale: individuale, familiare e comunitaria. E allora sono proprio questi i momenti in cui è bene e necessario rimettere al centro e fissare i valori eterni dell’uomo, come eterno è l’uomo stesso, nei suoi bisogni, aspirazioni e necessità.


La famiglia è il campo per eccellenza del confronto fra misericordia e diritto: ogni singola situazione richiede attenzione, quella apparentemente regolare e stabile, ma magari lacerata e bisognosa al suo interno, accanto a quella in cerca di diverse e devianti forme di unione, forse utili a sistemare emotivamente le situazioni nel breve periodo, ma generatrici di conseguenze instabili e spesso dannose nel più lontano futuro.


E’ chiaro e anche evangelicamente giusto prendersi cura di ogni situazione di solitudine, dispersione e spesso disperazione: è giusto farlo con la donna tentata dall’interruzione di gravidanza, solo perché sola e non indirizzata; è giusto farlo per aiutare e accompagnare coppie di coniugi in crisi e smarrite nel proprio senso di appartenenza ad una più vasta comunità ecclesiale; è sacrosanto assistere i figli, anche frutto di unioni spesso originate in ambiti non regolati dal Magistero ecclesiastico. E’ finanche giusto e utile interrogarsi: lo faceva la Chiesa delle origini, ricorda in questi giorni il Card. Ravasi, Presidente della Commissione per il Messaggio finale del Sinodo del prossimo Ottobre, può farlo, con onestà e senso sociale, anche la Chiesa contemporanea.


Ma ciò non vuole e non vorrà mai dire sovvertire la Dottrina, non tanto per un senso legalistico e di obbligatorietà morale, ma perché sono quelle del Magistero le basi che superano qualsiasi mente ed elaborazione umana, poiché solo umane non sono mai.


Il 22 Ottobre il Sinodo straordinario sulla famiglia avrà terminato i propri lavori e la Chiesa celebrerà, insieme al mondo e nel mondo, il Papa che più di tutti, a gran voce, ha difeso e tutelato, dal punto di vista dottrinale e sociale la famiglia. Le “periferie geografiche ed esistenziali” si uniranno al centro nel ringraziamento per un uomo e un santo che non ha mai diviso la misericordia divina e la tenerezza nei confronti delle persone erranti e smarrite dai princìpi eternamente validi per la buona vita delle persone e della società. Possiamo cambiare il modo di comunicare, possiamo, anzi dobbiamo, estendere il raggio d’azione dell’evangelizzazione, ma tenendo fermi e presenti i riferimenti essenziali: i negativi sviluppi del contrario sono già abbastanza dannosi ed evidenti.


“L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato”, esortava Giovanni Paolo II.


Questa è la via.

 

di Federica Mancinelli

 

 

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