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Crema 2008. Diagnosi prenatale: scienza e tecnoscienza PDF Stampa E-mail
Il rischio di un mercato della vita.

Prof. Luigi Frigerio
Direttore della Clinica ostetrico-ginecologica
degli Ospedali riuniti di Bergamo



relazione il rischio di un mercato della vitaLa scienza è conoscenza dei fenomeni che genera sapere. Sapere è potere! Fino a cento anni fa il medico era un saggio o un imbonitore, oggi la scienza medica è in grado di esercitare un vero potere sull’uomo attraverso gli strumenti di diagnosi e di cura di cui si avvale. La scienza promette di raddrizzare il legno storto dell’umanità, dice Kant; ma noi uomini siamo tutti un po’ storti. Si capisce perché la scienza medica ha acquistato oggi grande rilievo per la salute delle persone.
L’affermazione secondo cui la medicina non è una scienza bensì un’“arte” è diventata quasi fonte di vergogna. Dichiarare che la medicina è una scienza appare come una condizione essenziale per evitare il discredito di tutti. In realtà il concetto di scienza è mutato negli ultimi decenni. Rispetto alle scienze teoriche prevale oggi la scienza applicata alla tecnologia: la cosiddetta “tecnoscienza”.
Si è ridotto il valore della scienza e della ricerca intesa innanzitutto come perseguimento del vero. Oggi si è affievolito anche il rigore scientifico nel paragone dei risultati con la realtà sperimentale. Pensiamo alla truffa di Woo-Suk Hwang e dei biotecnologi coreani in tema di clonazione di cellule umane. Sono famosi gli editoriali pubblicati sull’autorevole rivista “Science” nel 2004 e 2005 fino alla frode scientifica nel 2006, culminata con le dimissioni dall’università: un percorso a ritroso, da eroe a ciarlatano. Gran parte delle scoperte oggi si fanno semplicemente presentando in anticipo i risultati di una ricerca non conclusa o la cui conclusione è stata semplicemente ipotizzata. La spinta delle esigenze tecnologiche e commerciali nonché la necessità di finanziare la ricerca, spingono a presentare molte scoperte sui giornali prima che sulle riviste scientifiche. Nessuno ricorda più che quella scoperta presentata con tanto clamore, poi non è stata neanche ritenuta degna di essere pubblicata ed è finita nel nulla. Magari il clamore della notizia è servito a ottenere un importante finanziamento. In altre parole, una corruzione strisciante si è installata nel mondo scientifico.
L’Autorità britannica preposta all’Embriologia e alla Fertilizzazione Umana (HFEA) nel 2007 ha detto sì alla creazione di ibridi: embrioni uomo-animale (coniglio o mucca) per estrarre le cellule staminali a scopo di ricerca. Lo studio prevede il trasferimento di cellule umane adulte all’interno di ovociti animali privati del nucleo. L’embrione prodotto, al 99,9% umano e allo 0,1% animale, dovrà essere distrutto entro 14 giorni dalla sua creazione. Stephen Minger, direttore del progetto, intende produrre linee cellulari estratte da individui con malattie specifiche (Alzheimer, Parkinson, distrofia muscolare e altri disordini neuronali) per i suoi studi, che prevede possano raggiungere traguardi pratici nel giro di 5 o 10 anni. L’impressione è che ci sia un preciso fine manipolativo, di creare un clima di messianica attesa nei confronti dei cosiddetti miracoli della scienza. Niente di più antiscientifico anche se a creare questa situazione sono in gran parte gli stessi scienziati. Nel suo libro Scienza e futuro dell’uomo (Antella 2005) il professor Veronesi ha ipotizzato che in futuro si potrebbe eliminare il gene P66 quando un uomo è ancora embrione così che quella persona potrebbe vivere sino a 120 anni. In un’intervista sul “Corriere della Sera” il grande professore ha dichiarato che, grazie alla scienza, i maschi nati nel 2007 vivranno fino a 97 anni e le femmine fino a 103. Non è dato sapere perché non 104 oppure 102, ma questo non deve ridurre l’entusiasmo per queste straordinarie profezie.
Nel luglio 2007 avevamo saputo che l’Autorità inglese consentiva la diagnosi pre-impianto, dopo fecondazione in provetta, per eliminare individui predisposti ad ammalarsi di cancro della mammella e dell’ovaio. Così si è esteso lo screening delle anomalie genocromosomiche, ammettendo la selezione di embrioni con predisposizione a tumori che potranno manifestarsi a una certa età. Di fronte al rischio di malattia si conferisce al medico il diritto di decretare preventivamente la morte dell’individuo come rimedio di ogni patologia. Il professor Veronesi aveva sentenziato che nessun embrione “a rischio” dovrebbe essere impiantato prima di un test che ne determini il gene (BRCA1 E BRCA2) la cui mutazione predispone al cancro della mammella e dell’ovaio. Così si potrà eliminare radicalmente la malattia. Se l’embrione non supera il test, si è giocato il diritto alla vita.
In Gran Bretagna, il “Sunday Times” riporta che nel giugno 2008 un donna ventisettenne si è fatta impiantare un embrione privo del gene BRCA-1.
Il BRCA-1 è un gene che non lascia scampo e spesso, stando al “Times”, in Gran Bretagna le donne che scoprono di averlo si fanno asportare preventivamente il seno.
La madre aveva deciso di far passare al vaglio i suoi embrioni perché il marito risultava positivo alla malattia, così come la sorella, la madre, la nonna e una cugina. La pretesa che la scienza abbia sgominato gli ultimi sussulti della metafisica ha così perduto ogni forma di umiltà e richiede il potere di vita o di morte sugli individui. La scienza è il giudice onnipotente capace di stabilire la norma, perché si è detto che non vi sono scienziati pazzi e non esistono problemi etici. L’ispirazione autoreferenziale della scienza vuole creare un grande sistema dove il medico non deve più limitarsi a curare malattie dappoco, diventando piuttosto il grande consigliere, esperto riconosciuto della salute pubblica. La filosofia eugenista sostiene che è meglio prevenire che curare, eliminando il soggetto portatore di ogni possibile malattia.
Jerome Lejeune, pediatra, genetista e scopritore della trisomia 21, ricordava che “il medico è grande quando si accanisce contro la malattia, non contro il malato”.
Bob Edwards, responsabile insieme a Patrick Steptoe della nascita di Lewis Brown, il primo essere umano nato nel 1978 da concepimento in provetta, volle specificare il senso del progetto, nel solco della migliore tradizione eugenista: “Sarà presto una colpa per i genitori avere un bambino con il pesante fardello di una malattia genetica”. Si va affermando una persecuzione di nuovo genere; una sorta di caccia al tarato o all’imperfetto dalla quale nessuno ha buone probabilità di uscir vivo. Tutti gli individui della specie umana, fin dal concepimento, presentano anomalie geneticamente ereditate dai propri antenati. Molti, durante la vita, soffrono di miopia, asma o tendenza alla depressione. Nascendo, la maggior parte di noi eredita quattro o cinque geni recessivi di malattie letali che nel tempo potranno manifestarsi. Questa condizione oggi è considerata normale. Ebbene nel futuro immediato questi problemi, presi insieme e diagnosticati prima della nascita o dell’impianto, potranno rappresentare una discriminante genetica selettiva.
La norma legislativa vieta, nel nostro Paese, il congelamento e la distruzione degli embrioni umani, escludendo la diagnosi genetica pre-impianto. In altri Paesi la legge permette questo tipo di diagnosi, assai sofisticata. Dobbiamo ricordare che la fecondazione in vitro finalizzata alla selezione genetica ha costi economici elevati e richiede l’impiego di molte risorse da parte della società. Parecchie compagnie assicurative e la maggior parte delle amministrazioni pubbliche non ritengono oggi sostenibile il rimborso a privati cittadini di queste procedure opzionali. Così si è creato, nella vecchia Europa, un mercato parallelo che cerca di soddisfare le richieste di una clientela occidentale spesso ricca, esigente e per lo più attempata.
La fecondazione artificiale e il trasferimento degli embrioni sono vecchie pratiche zootecniche capaci di ridestare un senso di déjà vu. Per non parlare della eliminazione dei tarati, della scelta del sesso, dell’interruzione della gravidanza o della selezione individuale che sono pratiche millenarie già in uso nell’America precolombiana, presso le tribù barbariche dell’antica Europa e ancor oggi nella Cina post-maoista. Alcuni, da noi, esprimono risentimento e sollevano eccezioni perché non siamo ancora sbarcati nel nuovo mondo, dominato dalle moderne biotecnologie riproduttive, dove tutto si svolge con la garanzia della scienza, sotto la tutela degli esperti. Perché allora meravigliarci davanti a questa veemenza così fiera e indignata di intellettuali e uomini di scienza? Chesterton ammoniva: “Il superbo uomo di scienza vuole essere pagato ed incoronato perché finora non ha scoperto niente”. Il desiderio è la tensione dell’uomo verso la felicità. Ma questo desiderio di felicità si identifica oggi con la ricerca di benessere e di sicurezza. L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia. Questo stato viene considerato un diritto e come tale si pone alla base di tutti gli altri diritti fondamentali che spettano alle persone. Il capitalismo, cresciuto con l’industrializzazione, e l’ideologia marxista nascono da questa riduzione: non vi è nulla di veramente importante al di fuori del mio desiderio, del mio progetto e del mio immediato benessere. Questo pensiero viene proiettato oggi sui figli a venire attraverso la diagnosi prenatale o l’indagine pre-impianto. Nel 1913, in Gran Bretagna il Parlamento votò una scelta autoritaria, imposta con decreto legislativo, che impediva ai deboli di mente di poter generare. Oggi l’eugenismo passa attraverso la libera scelta individuale. C’è una nuova forma di selezione dal basso sulla trisomia 21; non più imposizioni dall’alto, ma messaggi che stimolano la persona a non volere il bambino malato. Se tutti scelgono di eliminare i bambini Down, in breve non ci saranno più i bambini Down. Il soggetto di diritto e di libertà non è più il cittadino, ma il consumatore. Si crea un mercato della qualità umana dove il criterio è stabilito dalla legge domanda-offerta. Il mercato attualmente propone 1400 test per la diagnosi prenatale. Queste indagini hanno un costo che il cittadino si può sobbarcare, di volta in volta, se desidera amplificare lo screening selettivo. Promuovendo il criterio della qualità, si dice che è egoismo avere un bambino difettato. Farlo nascere è contro il suo bene. Alcuni ricercatori sostengono il “diritto-dovere di rinunciare alla gravidanza in caso di diagnosi prenatale positiva”.
Prevale intanto la legge di mercato. Niente di male se questo avviene per gli oggetti. Diverso problema se questo criterio viene applicato agli uomini e ai figli. Forse oggi abbiamo perduto l’antica saggezza, inseguendo l’immagine del figlio perfetto?
T.S. Eliot, nei Cori dalla Rocca, si domanda: “Dov’è la saggezza che abbiamo perduto sapendo? […] L’originalità dell’uomo è attesa dell’Infinito. […] Perché gli uomini dovrebbero amare la Chiesa? Essa ricorda loro la vita e la morte e tutto ciò che vorrebbero scordare. È gentile là dove sarebbero duri, e dura dove essi vorrebbero essere teneri. Ricorda loro il male ed il peccato ed altri fatti spiacevoli. Essi cercano sempre di evadere dal buio esterno ed interiore. Sognando sistemi talmente perfetti che più nessuno avrebbe bisogno di essere buono. Ma l’uomo che è adombrerà l’uomo che pretende di essere”.
 

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