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| Crema 2008: un’alternativa umana alla mentalità eugenetica |
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Una cultura nuova della vita: un’alternativa umana alla mentalità eugenetica Dott. Pino Morandini Magistrato di Trento Vice Presidente nazionale del “Movimento per la Vita” LA POSTA IN GIOCO È IMMENSALe questioni attinenti la vita umana (e quindi anche la morte) varcano da ogni parte i limiti della specializzazione – cioè non sono solo questioni per medici o per giuristi o per sociologi, eccetera – perché riguardano l’intero rapporto del singolo con la società, investendo anzi il carattere fondamentale dell’esistenza umana. Per cui ciascuno ha il diritto di prendervi posizione, tanto più chi si rivolge per professione, come i filosofi o i teologi, ai problemi più universali dell’esistenza. Si tratta di questioni che non sono un tema, ma il tema fondamentale della nostra esistenza, perché investono la radice del rapporto con noi stessi e con il mondo esterno. IL VALORE INCOMMENSURABILE DELLA VITA UMANA Il dono della vita chiede all’uomo di prender coscienza del suo inestimabile valore e di assumerne la responsabilità. Questo principio fondamentale deve essere messo al centro della riflessione, per chiarire e risolvere i problemi morali sollevati dagli interventi sulla vita nascente e sulla vita morente. In virtù del progresso delle scienze biologiche e mediche, l’uomo, mentre dispone di sempre più efficaci risorse terapeutiche, può pure acquisire poteri nuovi dalle conseguenze imprevedibili sulla vita umana, specie sulle sue frontiere iniziale e terminale. Varie possibilità permettono di intervenire anche per dominare i processi della procreazione. In tal modo, di fatto, l’uomo è in grado di prendere in mano il proprio destino, epperò è al contempo esposto al rischio di andare oltre i limiti di un ragionevole dominio sulla natura. Nasce così, dal cuore prima che dalla mente di molti, un urgente appello affinché vengano tutelati, in presenza di detti interventi, i valori e i diritti della persona umana. IL PUNTO DI VISTA DECISIVO La definitiva risposta è fornita dal fatto che la vita in maturazione (dal Hinreifende Leben, in tedesco, siamo in Alto Adige) è un uomo. E l’uomo non si può uccidere se non per legittima difesa o nell’ordinamento del diritto (ad esempio quando ha commesso un delitto per il quale è purtroppo fissata, secondo il diritto vigente, la pena di morte). 1. Romano Guardini, Il diritto alla vita prima della nascita, pp. 17-18: parole decisive! 2. Analogalmente Giorgio La Pira: la vita umana è “frontiera intransitabile”. Il tema della vita e della morte supera di gran lunga i confini della riflessione bioetica. Al contempo però rappresenta un tema bioetico fondamentale. Peraltro vi sono vari modelli etici di riferimento particolarmente presenti nella nostra situazione sociale e culturale. Modello liberista Si fonda sulla libertà, intesa come valore unico e assoluto. La libertà come norma. Per cui è moralmente lecito tutto ciò che l’uomo compie “liberamente”. Così è la richiesta di aborto libero, di eutanasia libera, eccetera. Alla base stanno un concetto e un’esperienza deformati di libertà. Modello sociologico-utilitarista Qui si assume come valore la cultura di un determinato Paese di un certo tempo, soprattutto alla luce del rapporto danno-beneficio. Qui la “cultura” è intesa in una vasta accezione (costume in atto, pressione vincente dei mass-media, potere economico dominante, legislazione vigente, eccetera). In epoche di relativismo morale, come la nostra, questo modello etico trova un terreno assai fertile. Invece, per quanto si debbano valutare le conseguenze e i sentimenti legati a certi atti, questi comunque non possono scavalcare diritti fondamentali. Modello scientista-tecnologico Il suo punto fondamentale sta nel fatto che l’uomo sarebbe, per sua natura, un essere manipolante, che interviene sulla realtà, ivi compresa la vita umana, anche alle sue sorgenti, e la manipola. L’interrogativo che solleva detto modello è: “tutto ciò che è tecnicamente possibile, è anche moralmente lecito?”. (Fides et Ratio n. 88) Un atteggiamento del genere impoverisce molto la realtà. Così la musica diventa onde sonore, torturare un detenuto significa applicargli degli elettrodi con corrente, eccetera. Che il mondo abbia un ricco significato per l’uomo è totalmente perso di vista: non esiste più la bellezza di una cascata, il ritmo della poesia, e così via. Così, non esiste l’ingiustizia dell’omicidio, l’abuso della tortura, la bellezza del sorriso, eccetera. Così le più importanti realtà per la vita e per l’uomo non potranno mai essere raggiunte con il metodo della scienza, perché richiedono altre vie d’accesso, come l’arte, la filosofia, la teologia. Modello personalista Esso trova il criterio morale nell’uomo stesso in quanto “persona”. Proprio perché persona, l’uomo è un valore oggettivo, trascendente e intangibile, e quindi normativo. È solo nella linea della sua vera natura che la persona umana può realizzarsi come “totalità unificata”: questa natura è nello stesso tempo corporale e spirituale. In forza della sua unione sostanziale con un’anima spirituale, il corpo umano non può essere considerato solo come un complesso di tessuti e di organi, né può essere valutato alla stessa stregua del corpo degli animali, né parte costitutiva della persona. Quindi la vita umana, di cui l’uomo è responsabile, è sempre e solo la vita nella sua globalità. E qui diviene decisiva, per definire la verità della vita umana, la categoria del “dono”. La persona è un “io” aperto al “tu”. La comunione/donazione è l’essenza costitutiva, la struttura originaria della persona umana. Per definire questa intera verità sull’uomo sono insufficienti le categorie sociologiche o psicologiche, ma è necessaria una considerazione filosofica, capace di scendere alle radici dell’essere stesso della persona. IL SUO FONDAMENTO RAZIONALE Il rifiuto delle violazioni e manipolazioni sulla vita e la sua difesa si fondano sulla natura stessa delle cose e sull’esperienza umana. Esiste un punto di razionalità comune a tutti gli uomini, che permette la comunicazione tra di loro e la convivenza civile, che è indipendente dalla fede e al quale si può aderire attraverso basi scientifiche e filosofiche. Ci sono forme valide di etica, formulata e vissuta, senza riferimento esplicito a una credenza religiosa. “L’autonomia della ragione umana e l’affermazione del valore assoluto dell’uomo della vita umana, sono una base sufficiente per la fondatezza prossima dell’etica razionale umana” (Ramón Lucas Lucas in Antropologia e problemi bioetici, Cinisello Balsamo 2001, p. 7). IL RUOLO DI SCIENZA E TECNICA Scienza e tecnica, per quanto preziose risorse della persona, allorquando la servono e ne promuovono lo sviluppo integrale a beneficio di tutti, non sono in grado di indicare il senso della vita e dell’umano progresso. Al contempo sarebbe pura utopia il rivendicare la neutralità morale della ricerca scientifica e delle sue applicazioni (Donum vitae n. 2). In aggiunta a quanto detto, è evidente che il dato scientifico è decisivo nel generare responsabilità di fronte alla vita umana nascente, anche se essere madre non è solo produrre vita (anche gli animali lo fanno), ma è dare vita a un uomo. Come bene evidenzia Romano Guardini “un uomo è una persona, dapprima assopita e poi, piano piano destantesi”. DECISIVO LO SGUARDO Oltre al dato giuridico (diritto della forza o forza del diritto? Si veda Evangelium vitae, par. 69), c’è il problema morale, dove la libertà si decide per il bene e per il male. Questa decisione comincia dallo sguardo, cioè dalla scelta di guardare il volto dell’altro o meno. Perché oggi si rifiuta unanimemente l’infanticidio, mentre si è divenuti quasi insensibili all’aborto? Il volto dell’altro è carico di un appello alla mia libertà. Decidere di guardarla in faccia è decidere di uscire da me e di fare spazio all’altro. Lo sguardo che liberamente accetto di volgere all’altro decide della mia stessa dignità. Così come posso accettare di ridurre l’altro a cosa, allo stesso modo devo accettare le conseguenze su di me di questo mio modo di guardare. Come è possibile all’uomo lo sguardo capace di cogliere la dignità dell’altro e di garantirgli la propria? Il dramma di oggi sta nell’incapacità di guardare così, per cui lo sguardo dell’altro diventa una minaccia da cui difendersi. Qual è l’orizzonte giusto? Il riconoscimento etico della sacralità della vita umana e l’impegno per il suo rispetto hanno bisogno della fede nella creazione come loro orizzonte. Così come un bimbo può aprirsi con fiducia all’amore se si sa amato, allo stesso modo anche noi riusciamo a guardare gli altri nel rispetto della loro dignità di persone se facciamo esperienza dello sguardo di amore di Dio su di noi (vedi lettera a Diogneto, Ratzinger, pp. 90 e 91). FEDE E SCIENZA: UN INSANABILE CONTRASTO? No, anzi. Cito solo Galileo e Pasteur, i quali hanno negato quell’“insanabile contrasto” (vedi lettera di Galileo a P. Benedetto Castelli, 21 dicembre 1613: citazione tratta da Lucas Lucas, Antropologia e problemi bioetici, p. 10). Il figlio è un dono, non un prodotto, per il legame privilegiato che unisce la procreazione con l’atto coniugale. Oggi invece, da una sessualità senza procreazione si è passati a una procreazione senza sessualità. Urge una nuova cultura della vita, frutto di una generale mobilitazione delle coscienze e di un comune sforzo etico, a partire dall’interno delle comunità cristiane. Primo fondamentale passo è la formazione della coscienza morale circa il valore incommensurabile di ogni vita umana, nella riscoperta del nesso profondo tra vita e libertà, nonché tra libertà e verità. Alla formazione della coscienza morale è fortemente connessa l’opera educativa al valore della vita cominciando dalle sue stesse radici (sessualità, amore…), formando i coniugi alla procreazione responsabile ed educando al senso della sofferenza e della morte e assumere un nuovo stile di vita. Tutti hanno un ruolo importante da svolgere: famiglie, insegnanti, educatori, intellettuali, personale sanitario, operatori mass-media, la figura femminile in particolare. Questo vangelo della vita è per tutti: un vero popolo della vita e per la vita. |



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